DUEMILA ANNI DI STORIA AFFACCIATI SUL MARE
Le
cisterne vastesi:
L’antica Histonium, oggi Vasto, venti secoli or sono era una città molto
fiorente per popolazione, traffici ed insediamenti urbani tanto da essere
stata insignita della dignità di Municipio Romano. Entro la cerchia delle
mura aveva templi, fori, campidoglio, terme e circo e disponeva anche
di molta ricchezza di acqua. C’era il vecchissimo acquedotto denominato
delle Luci alimentato da sorgenti site a pochissima distanza dalla città
e costruito dai Pelasgi, popolazione preellenica soppiantata nel territorio
dalla invasione dei greci e successivamente da altri popoli italici. L’acqua
delle Luci arrivava in città attraverso condutture costruite con mattonacci
quadrati portanti il sigillo del Curatore Quinto Osidio e pertanto certamente
di epoca romana. Le risorse idriche di Histonium erano veramente imponenti
ed oltre a soddisfare le esigenze della città potevano alimentare dei
mulini e finanche riempire la base del circo sottostante l’attuale Piazza
Rossetti, che ne riproduce la sagoma, per farvi disputare delle battaglie
navali denominate “Naumachie”. L’acqua veniva conservata in enormi serbatoi
chiamati Cisterne costruite nella parte più alta della città che risalgono,
con ogni probabilità, al tempo dell’Imperatore Augusto (Roma 63 a.C. -
Nola 14 d.C.) e costituiscono uno dei “più ragguardevoli monumenti della
città” (Marchesani: Esposizione ecc., pag. 9). Gli storici vastesi affermano
che nel sec. XVI le Cisterne contavano dodici saloni, nove contigui orientati
da nord a sud e tre trasversali ed avevano la capacità per la sola parte
rettangolare di 5.000.000 palmi cubici, ossia di circa 8.000 metri cubi.
Sopra vi era una piazza denominata Piano delle Cisterne in cui erano ricavate
delle aperture ad archi da cui i cittadini potevano attingere l’acqua.
Nelle vecchie carte topografiche la posizione delle Cisterne è ben delimitata
dal Vicolo dei Moschetti (dal nome di una omonima famiglia residente nella
zona), da due torrioni che facevano parte della cinta difensiva della
città denominati Torre Mezza o dei Moschetti e Torre Bacchetta, ormai
distrutte, e dalla strada posteriore del Convento delle Clarisse e della
Chiesa di Santa Chiara, anch’essi demoliti. Le Cisterne erano costruite
con mattoni e malta pozzolanica molto dura e le mura, dello spessore di
circa un metro, erano ricoperte da una intonacatura impermeabile come
il pavimento. Erano suddivise da muraglie ad archi e chiuse da volte a
vela. Nel Medio Evo l’acqua delle Cisterne vastesi, oltre ad abbeveratoi
per animali e lavatoi, alimentavano anche una fontana sita a Porta Palazzo
costruita verso il 1465 dal Mastrogiurato Cola Sottile. L’uso dell’acqua
della fontana era regolato dal disposto degli Statuti Municipali (Libro
IV-LXX) in cui si legge: “si divieta specialmente l’attingersi acqua dalle
luci collocate lungo il condotto nelle possessioni dei privati: destinata
quest’acqua a beversi, non è permesso lavare biancherie”. Nel corso dei
secoli le Cisterne furono usate come fondamenta di edifici urbani, ripostigli,
cantine ed anche abitazioni e botteghe artigiane subendo molte trasformazioni
e manomissioni. I primi rilevamenti razionali furono compiuti in epoca
moderna dall’architetto vastese Gioacchino Vassetta (29-6-1794 / 1-8-1847)
e completate da Pietro Romani. Attualmente una piccola parte delle Cisterne
è stata ristrutturata, salvaguardando accuratamente l’integrità degli
antichi elementi della costruzione, per essere adibita ad un modernissimo
bar-ristorante in cui, soprattutto i turisti, nell’ammirare in panorama
incantato della costiera vastese, possono riscoprire un lembo della storia
della città che li ospita.